Lezione tecnica sul Kodokan Goshin Jutsu tenuta dal Maestro Alfredo Vismara il 19 novembre 2022. Durata: circa 52 minuti.
«Prima serve essere precisi con i movimenti, precisi con gli atemi, per dare un senso a quello che fate.» – Alfredo Vismara
Il Kodokan Goshin Jutsu è il più recente dei kata del Kodokan: la forma delle tecniche di difesa personale. Nella prima stesura si chiamava Shin Kime no Kata, «nuovo Kime no Kata», perché nasceva per dare al Judo una forma di difesa più moderna del Kime no Kata, ancora legato al cerimoniale del Giappone antico, con la parte in ginocchio e l’uso della katana. Insieme al Kime no Kata è uno dei grandi riferimenti per studiare lo Shobu Ho, la dimensione del combattimento reale del Judo.
Il kata si divide in due parti: Toshu no bu, le difese a mani nude contro prese, pugni e calci, e Buki no bu, le difese contro pugnale, bastone e pistola.
In questa lezione il Maestro accompagna Tori e Uke attraverso tutto il kata, dalla disposizione delle armi al saluto finale. Per ogni tecnica mostra l’attacco, la difesa, l’atemi e il controllo, e spiega i particolari che danno senso a ogni movimento.
Cosa trovi nella lezione
- La storia del kata: l’idea di Jigoro Kano, mai formalizzata prima della sua morte, Kenji Tomiki mandato a studiare presso Ueshiba, il fondatore dell’Aikido, il lavoro degli alti gradi del Kodokan dal 1950 e la presentazione ufficiale nel gennaio 1956.
- Le revisioni del 1985, del 2001 e del 2004 e la scelta finale di Shizentai, invece del Jigotai del Kime no Kata, nelle posizioni di Tori.
- Il nome: da Shin Kime no Kata a Kodokan Goshin Jutsu, e perché è a tutti gli effetti uno dei kata fondamentali del Kodokan.
- L’etichetta delle armi: come Uke porta pistola, pugnale e bastone, il saluto e l’ordine in cui le appoggia e le riprende.
- Toshu no bu: le difese dalle prese, tra cui Ryote dori, Hidari eri dori, Migi eri dori, Kata ude dori, Ushiro eri dori e Ushiro jime, e quelle contro tre attacchi di pugno e due calci, Mae geri e Yoko geri.
- Buki no bu: le difese contro il pugnale, a distanza ravvicinata e da lontano, contro il bastone e contro la pistola puntata di fronte, al fianco e alla schiena.
- Gli atemi e i controlli: Metsubushi, Shotei ate, Kote hineri, Kote gaeshi, Waki gatame, Ude gatame, Osoto otoshi e Hadaka jime.
I dettagli che fanno la differenza
- Come Uke impugna il pugnale: pollice sul fondo quando attacca dall’alto, mignolo quando attacca allo stomaco. E perché nel Morote tsuki il bastone va trattato come una lancia.
- Il joseki: perché Tori e Uke non devono mai girare le spalle quando tornano al loro posto, e come si scambiano le posizioni durante il kata.
- Perché nel Goshin Jutsu Waki gatame si controlla dal dorso della mano e non dal polso come nel randori.
- Perché i passi di Tori e Uke non devono essere sincronizzati come nel Kime no Kata.
- Perché dopo una proiezione Tori si allontana subito da Uke invece di restargli vicino.
- Lo sguardo di Uke, che deve controllare Tori in ogni momento.
Prima la precisione, poi la velocità
Come in tutti i kata, l’importante non è la velocità ma la precisione: ci si muove lentamente, si cura la presa, si guarda dove colpire. Solo quando ogni passaggio è memorizzato si può aumentare il ritmo. Essere veloci con i movimenti sbagliati non serve.
A chi è rivolta
A chi prepara il Kodokan Goshin Jutsu per gli esami e a chi vuole studiarlo con continuità durante l’anno. Agli insegnanti che vogliono trasmetterlo curando i particolari sia di Tori sia di Uke. E a chi vuole conoscere il lato del Judo Kodokan dedicato alla difesa personale e al combattimento reale.
Il video aiuta a osservare: è la pratica sul tatami, insieme al proprio Uke, che permette di cominciare a sentire.














